IL QUADERNO DI Francesc Rifé - L'Antic colonial

IL QUADERNO DI Francesc Rifé

6 febbraio, 2017 | Non categorizzato
IL QUADERNO DI Francesc Rifé

Francesc Rifé Bel – Francesc Rifé Studio – Barcelona

Principali progetti Residenza del Real Madrid (Madrid), Ufficio di Rappresentanza di La Caixa (Barcellona), Caro Hotel (Valencia), Negozi Carhartt (Ibiza, Barcellona e Madrid), ecc.

1 – Chi è Francesc Rifé?

Un amante del design in costante apprendimento ed evoluzione.

2 – Quando ha scoperto di voler diventare designer?

Indirettamente la mia professione proviene dalla tradizione familiare. La mia famiglia si è sempre dedicata alla carpenteria e alla vendita di mobili.

3 – Un punto di riferimento nel design…

In Spagna, Fernando Salas, Pepe Cortés, Dani Freixes, Eduard Samsó, Alfredo Arribas, Josep Lluis Sert e Ignasi Cuadern. A livello internazionale Kengo Kuma, Piero Lissoni, John Pawson, Claudio Silvestrin, Giuseppe Fronzoni, Vincent Van Duysen e Alvaro Siza.

4 – Se non fosse designer si sarebbe dedicato a…

Non saprei cosa rispondere.

5 – Un difetto e una virtù.

L’impazienza e la costanza.

6 – Come è casa sua?

Funzionale.

7 – La domenica è il giorno per…

Prima per organizzare la settimana successiva, adesso per staccare, a volte ci riesco.

8 – Un luogo dove cercare l’ispirazione.

Cadaqués. Anche se in realtà l’ispirazione può sorgere in qualsiasi luogo e momento. È una somma di elementi come la gente che ti accompagna, o lo stesso stato d’animo.

9 – Qual è l’ultimo libro che ha letto?

Atmosfere, di Peter Zumthor.

10 – Tra 15 anni…

Non so se sarò ancora qui.

11 – Quando pensa al design le viene in mente…

Bellezza.

12 – Matita o computer?

Matita, ma mi piace molto anche il pennarello… nero, se possibile.

13 – Come definirebbe il suo lavoro?

Credo che c’è una dose di ispirazione mescolata con un po’ di talento, molta quantità di lavoro e forza di volontà.

14 – Un progetto che le piacerebbe fare.

Tutti, se sento le vibrazioni del cliente.

15 – La sua opinione in merito al design spagnolo.

Lo preferisco non parlare di frontiere, anche se indubbiamente esistono dei tratti culturali che ci definiscono. Si fa del buon design, qui e lì. Attualmente siamo in una fase di standby. Se non c’è lavoro, c’è meno creatività. Si realizzano meno progetti e sembra che ci sia una paura generalizzata nel settore. Attualmente prevale la marca sul designer.

16 – Come si può mantenere uno stile proprio soddisfacendo le esigenze dei clienti?

Lo studio si definisce con un design neutro e atemporale basato sull’ordine spaziale e la proporzione geometrica. La personalità del cliente deve entrare in contatto con lo spazio e, per questo motivo, è importante che ci sia anche una buona comprensione tra di noi.

17 – Nel suo lavoro, cosa le riesce meglio e cosa le risulta più faticoso?

Leggere lo spazio. E mi risulta molto difficile lasciarmi coinvolgere se il cliente non lo è.

18 – La sua ricetta per il successo.

Passione e costanza.

19 – Qual è il ruolo dei prodotti naturali nei suoi progetti?

Molto importante. Mi sento molto a mio agio con il legno, soprattutto, ma anche con altri materiali naturali come la pietra.

20 – Il suo prodotto preferito di L’Antic Colonial è…

Tutti quelli naturali, ciò che non imita nulla…

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