O CADERNO DE Isabel López - L'Antic colonial

O CADERNO DE Isabel López

15 Outubro, 2013 | Sem categoria
O CADERNO DE Isabel López

Isabel López Vilalta – Isabel López Vilalta + Asociados – Barcelona/Madrid

Celler de Can Roca, Restaurante Filandón, Hotel Omm, Hotel Eme, Oficinas de Alta Dirección (Sant Cugat del Vallés), Escuela de inglés What’s up (Barcelona)…

1 – Chi è Isabel López?

Un’arredatrice d’interni.

2 – Quando ha scoperto di voler diventare arredatrice d’interni?

Molti anni fa.

3 – Un punto di riferimento nell’arredamento d’interni…

Nazionali: Pepe Cortés, Fernando Amat. Internazionali: Christian Liagre, Petra Blaise.

4 – Se non fosse diventata arredatrice d’interni, a cosa si sarebbe dedicata?

A qualche disciplina creativa.

5 – Un difetto e una virtù.

Preferisco che lo scoprano gli altri.

6 – Come è la sua casa?

Calda, accogliente, luminosa, tranquilla, comoda, funzionale e sostenibile.

7 – La domenica è il giorno per…

Riposare, leggere, passeggiare, godersi gli amici, i parenti, …

8 – Un luogo dove cercare l’ispirazione.

Non c’è un luogo specifico, sono molti e svariati. Ho avuto ispirazioni in momenti di lavoro intenso, tornando a casa tardi e assonnata, rilassata in una buona amaca o in momenti di tempo libero, danza, opera, cinema…

Ad esempio guardando una bel film, “The Pillow book” di Peter Greenaway, una bella mostra, Christiane Löhr o un viaggio. Per deformazione professionale, nei miei viaggi visito ristoranti, bar, negozi e alberghi interessanti dal mio punto di vista. Colgo anche l’occasione di vedere opere di architettura contemporanea o classiche del design, come la Maison de Verre di Pierre Chareau a Parigi, punto di riferimento indispensabile per qualsiasi arredatore d’interni.

9 – Qual è l’ultimo libro che ha letto?

“O la borsa o la vita” di Eduardo Mendoza.… un oasi dinanzi a così tanti problemi, con un tocco di buon umore e una parodia della crisi, dell’euro e di personaggi fittizi estremamente attuali.

10 – Tra 15 anni…

Spero di poterle rispondere di nuovo.

11 – Quando pensa all’arredamento d’interni o al design, le viene in mente…

Sperimentare. Il talento, la creatività, le idee e il pensiero non sono in crisi.

12 – Matita o computer?

Matita per me, computer per la mia équipe.

13 – Come definirebbe il suo lavoro?

Nel mio lavoro mi piace trasmettere bellezza, coerenza, pace, serenità, cultura ed esperienza. Anche il rischio, il senso dell’umore e un certo livello di impostura.

Mi piace pensare che il mio lavoro è collegato alla cultura e alla costruzione. Un lavoro ben fatto, con molto attenzione, può essere molto emozionante per me. Al tempo stesso, una bella mostra, o un film, o uno spettacolo di danza, mi hanno influenzato molto.

14 – Un progetto che le piacerebbe fare.

Vorrei ripetere esperienze molto positive che ho avuto fino ad ora, con nuovi clienti di diverse culture per continuare ad imparare e a divertirmi.

Mi piace molto l’American Bar a Vienna di Adolf Loos. Creo che sia un piccolo gioiello. Continua ad essere un interno speciale, in grado di creare un’atmosfera personale fuori dalla moda.

15 – La sua opinione sull’arredamento d’interni spagnolo.

Il design e l’architettura sono uno specchio della realtà in cui si sviluppano.

Dopo un periodo di eccessi arriva un periodo di calma. L’arredamento d’interni è sempre consistito nel trovare una soluzione ad una necessità. È una disciplina legata ad un uso.

Mi ha destato l’attenzione, l’estate scorsa, il padiglione della Catalogna e delle Baleari alla Biennale di Venezia. Mi è sembrato un buon esempio dell’interessante architettura che si sta facendo adesso. Un design maggiormente legato alle esigenze dell’utente. Un design più generoso, meno istrionico. Realizzato con meno risorse, ma non per questo meno espressivo.

16 – Come mantenere uno stile proprio soddisfacendo le esigenze dei clienti?

Lo stile proprio lo raggiungo interpretando i desideri e le esigenze del cliente.

È un momento di incertezza che ti richiede di essere più attento e agile nelle descrizioni che prendi.

Dobbiamo lavorare più vicini all’imprenditore per unire le nostre conoscenze alle sue.

17 – Nel suo lavoro, cosa le riesce meglio e cosa le risulta più faticoso?

Cerco di mantenermi al di fuori della moda e di esercitare la mia professione in base a un valore più permanente e meno imposto. Secondo il mio parere più sostenibile.

18 – La sua ricetta per il successo.

Quando affronto un nuovo lavoro mi piace informarmi sulla storia e sugli antecedenti del progetto. Nei limiti del possibile mi piace sentire le qualità che possiede il luogo in cui devo agire. Il colore, la luce, la temperatura, le proporzioni,…

Al tempo stesso è indispensabile che ci sia una totale sintonia con il progetto che si deve realizzare e se, inoltre, esiste una sinergia con il cliente, il successo è garantito.

19 – Qual è il ruolo dei prodotti naturali nei suoi progetti?

Per quanto riguarda i materiali, stiamo vivendo un momento di gran intensità. Centri di materiali come Materfad del FAD sono un buon esempio.

20 – Il suo prodotto preferito di L’Antic Colonial è…

Terracotta di Village Curry – Lavandini di marmo

14 – One project you would like to do.

I would like to be able to repeat very positive experiences I’ve had so far, with new customers from different cultures, to continue learning and enjoying myself.
I really like Adolf Loos’ American Bar in Vienna. I think it is a little gem. It is still a special interior which is able of creating a personal atmosphere that transcends fads.

15 – Your opinion of Spanish interior design.

Design and architecture are a reflection of the reality they develop in.
After a period of excesses comes a calm period. Interior design has always been about finding solutions to specific needs. It is a discipline related to use.
The Catalunya and Balears Pavilion at the Venice Biennial last summer caught my attention. I thought it was a good example of the interesting architecture that is being made now. It is a design more linked to the needs of the user. It is a more generous, less histrionic design. It is carried out with fewer resources, but no less expressive.

16 – How do you keep your own style while meeting your customers’ needs?

I get my own style by interpreting the desires and needs of the client.
It is a moment of uncertainty, which makes you have to be more alert and more agile in the descriptions that you take.
We must work closer to the entrepreneur contributing our knowledge to theirs.

17 – In architecture, what are you better at and what do you have more trouble with?

I try to keep myself away from fads and practice my profession based on a more permanent and less imposed value. In my opinion, more sustainable.

18 – Your recipe for success.

When I tackle a new job I like to inform myself about the project’s history and background. To the extent possible I like to feel the qualities that the place in which I have to work has. Color, light, temperature, proportions…
Similarly, it is essential that there is a total connection with the project to be carried out, and if there is also synergy with the client, success is guaranteed.

19 – What is the role of natural products in your projects?

In terms of materials, we are living a moment of great intensity. Material centers such as the Materfad at FAD are a good example.

20 – Your flagship L’Antic Colonial product is…

Terracotta from Village Curry and Marble basins.

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